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Nel corso del mio recente viaggio in Cina,
invitato dalla Facoltà di Belle Arti della
Sichuan University of China per presentare
il progetto di un Master di pittura da
tenere a Firenze, tra le numerose e continue
sorprese che questo meraviglioso paese mi ha
riservato ne emerge una che più delle altre
ha lasciato in me un segno profondo: la
visita al nuovo Stadio Olimpico di Pechino,
il “Nido d’uccello” come ormai, in tutto il
mondo, viene comunemente chiamato. Quest’
opera bellissima e straordinaria, frutto
della collaborazione tra lo studio Herzog &
De Meuron di Zurigo e il grande Artista
cinese Ai Wei Wei si è presentata a me come
l’opera contemporanea, una vera e propria
installazione diremmo oggi, che più di ogni
altra racchiude in sé il concetto classico
di bellezza, quello della coincidenza, della
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identità tra il contenuto e il contenitore,
ovvero tra la sua forma e la sua funzione.
Se noi pensiamo all’esempio che più
frequentemente si fa per qualificare questo
concetto, viene subito in mente il tempio
greco. Equilibrio, potenza, storia,
narrazione, paure, speranze, aspirazioni,
sentimenti, tutto racchiuso nella sua forma.
Forma che non è soltanto l’estetico frutto
del genio dell’artista che l’ha costruita,
ma è il risultato del contenuto del quale
l’artista stesso l’ha riempita. Ogni
elemento formale non è lì per motivi
estetici, ma per concorrere sia a raccontare
una storia, a dare insegnamenti, a esprimere
sentimenti, che a svolgere una funzione
pratica e costruttiva.
Non c’è niente che non serva a svolgere
questi compiti. Neanche una cosa in più ma
Questo è, secondo i classici, bellezza ed è
quello che precisamente ho trovato, nella
lontana Cina, in questa opera magnifica.
Come potevo non trasformare questa onda
emozionale in un’ opera mia? Così il
fantastico Stadio Olimpico di Pechino si è
trasformato in un castello di sabbia che
sulla battigia di una spiaggia, al cospetto
di un mare mai fermo, alcuni bambini stanno
costruendo intrecciando rami e detriti
consumati dalle onde e portati lì da qualche
mareggiata invernale. Bambini sì, a
testimoniare che solo l’innocenza, la
spontaneità e la semplicità possono
concepire un’opera così alta, così assoluta,
così bella, mentre in primo piano, due
mitologiche creature, due centaure -
portatrici qui della continuità tra il
pensiero del mondo classico e la
contemporaneità - osservano, compiaciute. |