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Sergio Nardoni.

 

 

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la Locandina
Il futuro prossimo del Maestro
Si inaugura!
 domenica 21 dicembre alle ore 11.00
Si inaugura nella piazza di via San Giovanni Gualberto
a Sambuca Val di Pesa ( FI ) la piramide musiva istoriata di Sergio Nardoni,
 
La Piramide di Sergio Nardoni
 
Nel corso della manifestazione alla presenza dal Sindaco di
Tavarnelle Val di Pesa Stefano Fusi e del critico e storico dell'Arte Pierfrancesco Listri  la Scuola di Musica di Tavarnelle eseguirà un concerto di musica da camera e sara' presentato il libro " LA PROFONDITA' IN SUPERFICIE - racconto della gente di questa terra - " con la prefazione di Pierfrancesco Listri, che illustra la genesi dell'importante opera musiva.

 TUTTI SONO INVITATI !

" LA PROFONDITA' IN  SUPERFICIE "
 
Prefazione di
 Pierfrancesco Listri

Da tempo, traffico e caos urbano ci hanno rubato le piazze, cioè i luoghi sereni e vividi in cui per secoli la comunità ha sostato, si è quotidianamente ritrovata a conversare e far mercato. Felice idea , e toscanissima, è dunque questa della vivace Tavarnelle di dar vita a un pubblico monumento, un’opera d’arte, che ha oltretutto il merito di sorgere in quell’ala prossima, Sambuca, la più industriale della cittadina, dove un elegante e nuovo insediamento abitativo rallegra, fra lo splendore delle colline, la pubblica convivenza. Ne è autore un prestigioso artista, da anni abitante del luogo, Sergio Nardoni, pittore di internazionale riconoscimento in questa occasione cimentatosi con l’antica e difficile arte del mosaico. Figura, luce e colore, sono i tre segreti di questa Piramide. Perché una piramide? Forse perché da millenni, la sua forma è  un mitico simbolo, fra sacro e astronomico. Forse perché propone ben quattro facce contigue per un discorso narrativo che è insieme scandito, diverso eppur unitario. Forse perché, nella stereotipa sintassi dei pubblici monumenti, la piramide, quale Nardoni l’ha realizzata, è cordialmente più vicina a chi passa: è un oggetto del vissuto e non un sacrario da ammirare; la si può (la si deve) accarezzare, appoggiarcisi come al più elegante degli arredi urbani. Forse perché non celebra glorie passate (il monumentismo è antico vizio nazionale) ma silenziosamente inneggia alla vita, si propone come allegro e propizio augurio del quotidiano. Infine lo stesso Nardoni ce ne spiega il senso: la sua piramide si conclude e volge la sua punta verso il cielo: è aspirazione alla libera fantasia, a un domani felice. Guardiamola da vicino, dopo aver ricordato la figura dell’artista suo autore. Fiorentino, formatosi nell’Accademia di belle Arti, allievo dell’estroso e umanissimo italo-parigino Silvio Loffredo, sodale di Bueno e di Annigoni, osservatore diretto dell’arte di Carena, poi viaggiatore attento e nutrito di grande cultura umanistica, Nardoni ha sempre inteso, con l’amata e dotatissima misura del disegno, rappresentare il reale come appare nel suo mistero. Una grazia elegantissima e morbida, unita a un luminismo magistrale (le sue luci in cui tutto pare inzuppato e redento) lo hanno fatto definire a tratti manierista a tratti metafisico e di questi due alti partiti del gusto egli certo partecipa, ma con scatti di originale invenzione (le sue maschere, i suoi manichini), con un realismo angelicato e fuor della cronaca che rende le sue opere come rare e luminose epifanie, pur legate al nostro e suo tempo.  In epoche più recenti Nardoni si è volto ad osservare con partecipazione le feste popolari, i balli, la vita collettiva della comunità intesa come popolo festante e in cammino (anche da qui forse nasce l’idea della Piramide). La desueta, - oggi tornata in auge forse per overdose della fotografia-, arte del ritratto e non poche escursioni nell’arte sacra, sono altri due aspetti del buon fare pittorico di Nardoni. Scorrendone la biografia, si vedrà del resto come le tante mostre e i prestigiosi riconoscimenti oltre che in Italia nei maggiori paesi d’Europa e non solo, testimonino l’unanime apprezzamento per questo artista così difforme dalle mode contemporanee eppur così calato nella alta consacrazione della vita, fantastica e insieme quotidiana. Oggi Nardoni regala alla piccola, gloriosa e storica città dove vive questa Piramide. Essa ha quattro facce, ognuna svolge una scena: legate insieme, formano un unico racconto. La sua estensione nello spazio è globalmente di circa otto metri quadrati; per la sua esecuzione l’artista è ricorso all’uso del cosiddetto mosaico bizantino, realizzato con piccole, splendenti tessere musive di quelle che solo i vetrai di Venezia sanno fornire: Guardatele, l’insieme esprime una vivezza materica e insieme una  liscia superficie di visione; certe punteggiature di tessere d’oro danno all’insieme luminosi barbagli, il senso del forte costrutto si scioglie nel libero e aereo discorso del racconto. Alla prova dell’aria aperta e del sole, questo manufatto non solo non subirà  affronti ma acquisterà una patina cangiante secondo il volgere delle stagioni. Tavarnelle è nel cuore del Chianti, paesaggio unico al mondo, dove il compasso delle pievi e delle vigne, delle ville e delle colline crea un mirabile, millenario equilibrio. E a questo mondo, Nardoni si è ispirato e riferito. Ecco dunque le quattro vele di questa magica Piramide. Nella prima Nardoni evoca e rappresenta tre figure di giovani in attitudine di felice corsa, quasi una fuga, accompagnati dalla musica di uno di loro allegro musicante: il libero spazio verso cui tendono e il leggero moto dei loro corpi dicono libertà e speranza. Questa vela ha qualcosa di museale, di antica epifania quasi di graffiti, eppure è figlia dell’oggi più condiviso dalla gioventù. Tre fanciulle, di classica e composta bellezza, sono intente, nella seconda vela, al rito della vendemmia. Singolare rispecchiamento, fra piramide e colli d’intorno, cioè fra arte e natura, di un evento ad ogni stagione segno toscanissimo della vita della terra e degli uomini. Come nei grandi maestri del Novecento (si pensi a un Sironi) il lavoro trova di nuovo nell’opera di Nardoni, una solenne decantazione figurativa. Ancora il lavoro, ma come feconda progettualità del futuro, è narrato nella terza vela della Piramide. In una vera e propria “scultura colorata”, quattro costruttori giovani studiano e tracciano i segni di un progetto mentre sullo sfondo questa zona di Tavarnelle, si staglia con le sue industrie laboriose. Ferme le posture, luminosi i colori, anche nell’arte musiva il talento di Nardoni nel creare figure si dispiega con un costruttivismo solenne e realistico. Una coppia di innamorati giovani, nella quarta vela della Piramide, osserva lo splendido panorama con occhio fidente nel futuro di un ambiente, bellezze naturali e memorie della storia, che occorre preservare e godere con felice speranza.. Quattro vele, quattro quinte, quattro capitoli di un unico messaggio solidale e ricco di futuro. Questo il senso del bellissimo e artistico manufatto, creato grazie all’antica difficile arte musiva, che un artista del nostro tempo, ma nutrito di tante suggestioni del grande passato pittorico, regala oggi al suo paese e al cuore degli uomini di buona volontà fiduciosi nella convinzione che la bellezza potrà salvare il mondo.  

Pierfrancesco Listri