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8 Dicembre 2009 |
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A Sambuca Val di Pesa, in
quel lembo di terra sospeso
a ridosso della più nobile
campagna toscana,
incastonata come un prezioso
fra le terre di Firenze e
Siena, si è inaugurato
martedì 8dicembre,
il mosaico rappresentante il
miracolo della Resurrezione
di Lazzaro eseguito dal
maestro
Sergio
Nardoni.
E’ stata l’occasione per una
grande festa popolare alla
quale tutta la cittadinanza
e non solo ha partecipato,
con il buffet di prodotti
tipici toscani offerti
dall’Amministrazione
Comunale, il concerto del
quartetto di clarinetti
della Scuola di musica di
Tavarnelle e gli interventi,
oltre che dell’autore, del
Sindaco di Tavarnelle Val di
Pesa
Sestilio Dirindelli ,
dell’Assessore alla Cultura
Marina
Baretta,
del
Consigliere della Provincia
di Firenze
Stefano Fusi e del
Presidente della Banca del
Chianti Fiorentino Paolo
Bandinelli.
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L’opera, della misura di
2 metri di
altezza e 1 di base, è realizzata
interamente in mosaico di silicio e
smalto ed è inserita nel Tabernacolo
di San Lazzaro, adesso completamente
privo d’immagini e del quale si
conosce soltanto la memoria storica
rappresentata da una lapide che ne
riporta la data di costruzione, il
1781, oltre a fornire preziose
notizie sui motivi della sua
edificazione, effettuata in ricordo
dell’antico ospedale di San
Lazzaro, esistente fin dai primi
secoli dopo il Mille proprio in
questo luogo, sulla via del
pellegrinaggio medievale che unisce
Firenze e Siena alla Via
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Francigena . La lapide raccomanda ai
fedeli la devozione a San Lazzaro,
ma la sua immagine non esiste più in
questo tabernacolo da una data
documentata anteriore al 1848.
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Oggi, con gesto lungimirante,
l’Amministrazione Comunale e tutte
le Associazioni cittadine, grazie
all’opera del maestro Nardoni
ripropongono alla devozione dei
fedeli e all’attenzione del
frettoloso uomo contemporaneo la
tradizionale immagine evangelica,
narrata dall’artista con tecnica
antica ma con linguaggio moderno.
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L’opera è incentrata sul dialogo
fatto di gesti innestato dalla mano
alzata di Gesù in segno di
benedizione e di richiamo che con
gesto imperioso, fa tornare Lazzaro
alla vita. Da un lato la vita,
rappresentata dal Redentore e dalla
natura – l’albero rigoglioso che gli
sta accanto – e dall’altra la morte,
il buio sepolcro abbandonato da
Lazzaro che, ancora avvolto dal
sudario, congiunge le mani in segno
di preghiera e di ringraziamento.
Tra le due figure principali, si
innestano i due cardini attorno ai
quali si svolge l’intera
composizione, le figure di Marta e
Maria, le sorelle di Lazzaro, l’una
in piedi esclamante di gioia,
stupore e meraviglia, l’altra al
centro, orante e inginocchiata, che
con le sue braccia spalancate
unisce idealmente le due figure
estreme del Signore e di Lazzaro,
chiudendo così, in una perfetta
armonia compositiva, il cerchio
narrativo.
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Le foto |
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Il Tabernacolo di
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San Lazzaro prima dell'intervento
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Il Maestro con il figlio e
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collaboratore Antonio all'opera
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Il mosaico viene
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inserito nel Tabernacolo
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Nardoni con il suo mosaico
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Il pannello con il mosaico e l'autore
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Un momento dell'inaugurazione
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Nardoni presenta la sua opera
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L'autore con il Sindaco di
Tavarnelle Val di Pesa Sestilio
Dirindelli nel corso della presentazion
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Un momento dell'inaugurazione
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La stampa |
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Il Nuovo Corriere di Firenze,
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articolo
del 12 dicembre 2009
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"Metropoli", 8 gennaio 2010,
-
articolo di Sara Fioretto
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Locandina edicola
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