Nardoni approda all’Accademia di Belle Arti di Firenze giovanissimo, dopo studi però assai disordinati e la pratica di molti mestieri, e scopre  in una delle scuole di pittura Silvio Loffredo,  maestro bizzarro, simpatico, stralunato, un po’ personaggio e un po’ poeta. Preso dall’entusiasmo e incoraggiato da Loffredo, Nardoni dipinge freneticamente avvicinandosi alla pittura, dice lui stesso, come “un bambino che prende l’indigestione quando scopre i cioccolatini nascosti nella credenza della mamma”.  E’ il tempo dei “Ritratti” , o meglio  volti di giovani donne in primissimo piano, costruiti con un colore sciabolato, denso, ricco di contrasti cromatici. Sono, queste prove,  i documenti iniziali di un esercizio che da lì a poco lo porterà ad esiti diversi, man mano che i suoi interessi si estendono e la sua cultura si va radicando più a fondo nella contemporaneità.  Di  limpida evidenza sono gli incontri di quegli anni avuti nella casa versiliese di Mariuccia Carena, che frequenta assiduamente, ricca di memorie e di opere del marito Felice, di cui ascolta, incantato, i racconti. Scopre così il Novecento, ne respira un po’ il clima. Conosce De Grada, Faraoni, Trecani, ma capitale per la sua formazione si rivela soprattutto l’incontro con due protagonisti appartati della scena fiorentina come Pietro Annigoni ed Antonio Bueno, nel cui illustre passato coincideva, aristocratica quanto ingombrante, la presenza del pictor optimus Giorgio de Chirico. L’inclinazione verso l’intrigante mondo della metafisica più volte osservata nel lavoro di Nardoni non si può spiegare senza lo studio del disegno, degli interni, dei ritratti, dei manichini di Annigoni e delle nature morte, delle pipe di gesso, dell’uovo pierfrancescano di Bueno. Non è un caso che più tardi Nardoni , nel 1986, sia scelto da Renato Barilli per esporre nella Sala dei “Pittori moderni della realtà” accanto ad  Annigoni e Bueno, in occasione della grande mostra “Firenze per l’Arte Contemporanea” al Forte di Belvedere a Firenze. In questo gruppo di opere, è delineata la storia, anche se un po’ disordinata, di questo percorso.

Autoritratto
 olio su tavola cm. 26x22
Paesaggio
 tempera su carta riportata su tavola cm. 50x70
Natura morta con frutta
 olio su tela cm. 100x120
Autoritratto
 olio su tavola cm.26x23
Autoritratto
 olio su tavola cm.25x15
Antrodoco
 acqurello su carta cm. 35x50
Tavolo con fiori
 olio su tela cm.100x70
Susy
olio su tela cm. 50x35
Ritratto di Mariuccia Carena
 disegno acquerellato su carta
 cm. 24x18
Paula
 acquerello su carta
 cm. 50x35
Arlecchino
 olio su tavola
 cm. 154x72
Mazzo di agli - olio su tela cm. 15x20
Volto di donna
 olio su tela cm.50x40
 Stiramento (da Antonello da Messina)
disegno su carta cm. 20x29
 Smorfia
 olio su tavola cm. 40x30
Versacci
 olio su tavola cm. 30x50
 Roberta con turbante
 olio su cartone cm. 40x30
  Roberta
 disegno lumeggiato
a biacca su cartone
 cm. 50x35
 Il bacio della Baronessa de Rothschild (da Ingres)
 disegno su carta cm. 29x22
Roberta
 tempera su carta cm. 40x30