La bibliografia di Nardoni comincia ad essere rilevante, si contano infatti più di 25 edizioni monografiche oltre ad almeno 200 tra pubblicazioni su quotidiani, riviste e cataloghi non monografici. In questa pagina una selezione di opere  tratta da questi volumi narra l'evoluzione iconografica del Maestro dagli esordi fino alle opere più recenti.

Il tempo e' un fiume, e i miei quadri sono barche leggere, che un giorno, spero, giungano al mare
 

 

Prefazione di
 Pierfrancesco Listri

Da tempo, traffico e caos urbano ci hanno rubato le piazze, cioè i luoghi sereni e vividi in cui per secoli la comunità ha sostato, si è quotidianamente ritrovata a conversare e far mercato. Felice idea , e toscanissima, è dunque questa della vivace Tavarnelle di dar vita a un pubblico monumento, un’opera d’arte,che ha oltretutto il merito di sorgere in quell’ala prossima, Sambuca, la più industriale della cittadina, dove un elegante e nuovo insediamento abitativo rallegra, fra lo splendore delle colline, la pubblica convivenza.

 

 

 Ne è autore un prestigioso artista, da anni abitante del luogo, Sergio Nardoni, pittore di internazionale riconoscimento in questa occasione cimentatosi con l’antica e difficile arte del mosaico. Figura, luce e colore, sono i tre segreti di questa Piramide. Perché una piramide? Forse perché da millenni, la sua forma è  un mitico simbolo, fra sacro e astronomico. Forse perché propone ben quattro facce contigue per un discorso narrativo che è insieme scandito, diverso eppur unitario. Forse perché, nella stereotipa sintassi dei pubblici monumenti, la piramide, quale Nardoni l’ha realizzata, è cordialmente più vicina a chi passa: è un oggetto del vissuto e non un sacrario da ammirare; la si può (la si deve) accarezzare, appoggiarcisi come al più elegante degli arredi urbani. Forse perché non celebra glorie passate (il monumentismo è antico vizio nazionale) ma silenziosamente inneggia alla vita, si propone come allegro e propizio augurio del quotidiano. Infine lo stesso Nardoni ce ne spiega il senso: la sua piramide si conclude e volge la sua punta verso il cielo: è aspirazione alla libera fantasia, a un domani felice. Guardiamola da vicino, dopo aver ricordato la figura dell’artista suo autore. Fiorentino, formatosi nell’Accademia di belle Arti, allievo dell’estroso e umanissimo italo-parigino Silvio Loffredo, sodale di Bueno e di Annigoni, osservatore diretto dell’arte di Carena, poi viaggiatore attento e nutrito di grande cultura umanistica, Nardoni ha sempre inteso, con l’amata e dotatissima misura del disegno, rappresentare il reale come appare nel suo mistero. Una grazia elegantissima e morbida, unita a un luminismo magistrale (le sue luci in cui tutto pare inzuppato e redento) lo hanno fatto definire a tratti manierista a tratti metafisico e di questi due alti partiti del gusto egli certo partecipa, ma con scatti di originale invenzione (le sue maschere, i suoi manichini), con un realismo angelicato e fuor della cronaca che rende le sue opere come rare e luminose epifanie, pur legate al nostro e suo tempo.  In epoche più recenti Nardoni si è volto ad osservare con partecipazione le feste popolari, i balli, la vita collettiva della comunità intesa come popolo festante e in cammino (anche da qui forse nasce l’idea della Piramide). La desueta, - oggi tornata in auge forse per overdose della fotografia-, arte del ritratto e non poche escursioni nell’arte sacra, sono altri due aspetti del buon fare pittorico di Nardoni. Scorrendone la biografia, si vedrà del resto come le tante mostre e i prestigiosi riconoscimenti oltre che in Italia nei maggiori paesi d’Europa e non solo, testimonino l’unanime apprezzamento per questo artista così difforme dalle mode contemporanee eppur così calato nella alta consacrazione della vita, fantastica e insieme quotidiana. Oggi Nardoni regala alla piccola, gloriosa e storica città dove vive questa Piramide. Essa ha quattro facce, ognuna svolge una scena: legate insieme, formano un unico racconto. La sua estensione nello spazio è globalmente di circa otto metri quadrati; per la sua esecuzione l’artista è ricorso all’uso del cosiddetto mosaico bizantino, realizzato con piccole, splendenti tessere musive di quelle che solo i vetrai di Venezia sanno fornire: Guardatele, l’insieme esprime una vivezza materica e insieme una  liscia superficie di visione; certe punteggiature di tessere d’oro danno all’insieme luminosi barbagli, il senso del forte costrutto si scioglie nel libero e aereo discorso del racconto. Alla prova dell’aria aperta e del sole, questo manufatto non solo non subirà  affronti ma acquisterà una patina cangiante secondo il volgere delle stagioni. Tavarnelle è nel cuore del Chianti, paesaggio unico al mondo, dove il compasso delle pievi e delle vigne, delle ville e delle colline crea un mirabile, millenario equilibrio. E a questo mondo, Nardoni si è ispirato e riferito. Ecco dunque le quattro vele di questa magica Piramide. Nella prima Nardoni evoca e rappresenta tre figure di giovani in attitudine di felice corsa, quasi una fuga, accompagnati dalla musica di uno di loro allegro musicante: il libero spazio verso cui tendono e il leggero moto dei loro corpi dicono libertà e speranza. Questa vela ha qualcosa di museale, di antica epifania quasi di graffiti, eppure è figlia dell’oggi più condiviso dalla gioventù. Tre fanciulle, di classica e composta bellezza, sono intente, nella seconda vela, al rito della vendemmia. Singolare rispecchiamento, fra piramide e colli d’intorno, cioè fra arte e natura, di un evento ad ogni stagione segno toscanissimo della vita della terra e degli uomini. Come nei grandi maestri del Novecento (si pensi a un Sironi) il lavoro trova di nuovo nell’opera di Nardoni, una solenne decantazione figurativa. Ancora il lavoro, ma come feconda progettualità del futuro, è narrato nella terza vela della Piramide. In una vera e propria “scultura colorata”, quattro costruttori giovani studiano e tracciano i segni di un progetto mentre sullo sfondo questa zona di Tavarnelle, si staglia con le sue industrie laboriose. Ferme le posture, luminosi i colori, anche nell’arte musiva il talento di Nardoni nel creare figure si dispiega con un costruttivismo solenne e realistico. Una coppia di innamorati giovani, nella quarta vela della Piramide, osserva lo splendido panorama con occhio fidente nel futuro di un ambiente, bellezze naturali e memorie della storia, che occorre preservare e godere con felice speranza.. Quattro vele, quattro quinte, quattro capitoli di un unico messaggio solidale e ricco di futuro. Questo il senso del bellissimo e artistico manufatto, creato grazie all’antica difficile arte musiva, che un artista del nostro tempo, ma nutrito di tante suggestioni del grande passato pittorico, regala oggi al suo paese e al cuore degli uomini di buona volontà fiduciosi nella convinzione che la bellezza potrà salvare il mondo.