La bibliografia di Nardoni comincia ad essere rilevante, si contano infatti piý di 25 edizioni monografiche oltre ad almeno 200 tra pubblicazioni su quotidiani, riviste e cataloghi non monografici. In questa pagina una selezione di opere  tratta da questi volumi narra l'evoluzione iconografica del Maestro dagli esordi fino alle opere piý recenti.

Il tempo è un fiume, e i miei quadri sono barche leggere, che un giorno, spero, giungano al mare
 

 

Non è una critica (almeno formalmente) specifica, piuttosto una variazione, diciamo letteraria, sul tema. Figure, volti, ambienti di Nardoni sono naturalmente, lapalissianamente, proiezioni del mondo dell'autore. La realtà si riflette sempre nell'animo: di tutti, a maiori dell'artista, così pronto a recepire le voci e il colore della vita. Come gli altri artisti, Nardoni sceglie la sua tranche de vie. In realtà è scelto; perché ciò che si sceglie è frutto di una disposizione data dal Divino o dalla natura, come vuoi; è dato da una vocazione che è appello, chiamata. La chiamata di Nardoni è la simpatia (detto etimologicamente, come sentimento di partecipazione) per la vita, la giovinezza in specie, che è proverbialmente la primavera dell'esistere, il luogo centrale dell'ispirazione poetica, il momento fulgente della temporalità. Questa la premessa, la predisposizione alle immagini. Ma quali immagini? Quale ne è la specifica distinzione? Compostezza, dignità, pensosità distinguono le figure delineate con delicato riguardo in un silenzio profondo ed eloquente ad un tempo.

 

 

 Il colloquio tra amici √® colloquio di anime. Non si muovon parole, ma sentimenti; interni discorsi trasmessi per tramiti segreti, in istanti interminabili di silenzio, amabile realt√† nel tumulto strepitoso della vita d'oggi.Puoi vedere cos√¨ il gruppo che allude a stilnovistiche costumanze e riunioni, a segrete corrispondenze. L'a- ria che circola intorno, che fascia e collega figura a figura, figure e oggetti, animato e inanimato, √® metafisica, senza compromettere la fisicit√†. Voglio dire, √® una sorta di sublime etere, contiguo al finito e al sovrumano. Ci√≤ che √® corredo: vesti, abbigliamento, veli, √® complemento del naturale decorum dei Latini, dell'euprepeia dei Greci: sostanza qualificante di ci√≤ che vive e passa quaggi√Ļ. Vive e passa, detto con accento petrarchesco. "Cosa bella e mortal passa e non dura", scriveva il poeta, con virile rassegnazione e civile malinconia. Cos√¨ Nardoni nella sua casta sensitivit√† e direi naturale religiosit√†, osserva il culto della onesta bellezza (onesta nel senso medievale, colto, di sinolo di fisico e spirituale). Si spiega in tal modo quell'attitudine eletta e pensosa, sottilmente elegiaca, delle figure: dei singoli e dei gruppi. Non stupisce perci√≤ quella luce diafana che illumina l'ambiente, impalpabile disegnatrice di profili, di panneggi, di modanature, alitando con una musicalit√† astrale su specchiature e piani e pareti. Una luce che √® fisica e interiore; non complemento, ma essenza della concezione. Rispondente al disegno dell'animo, emanante da una traspicua sorgente luminosa (le finestre) e diffusa su veli ondanti, su vani indefiniti, sgombri di tratti distraenti. Ci√≤ per un bisogno di sintesi, di lucidit√† espressiva convergente sul tema centrale: la vita giovanile, appunto, la vita nova di dantesca memoria. Detto questo, il discorso sui mezzi √® scontato. Immagini, colori e segni di una eletta definizione possono richiamare esempi di prestigiosa tradizione: certa pittura olandese, Vermeer, ad esempio. Chiarismo di tono, effetti di luce, morbidezze di resa materica sono alcuni dati di un linguaggio, di una parola mai smentita da cedimenti di contenuto e di forma.

 

         

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